13 Gennaio 2026

COME MI SONO PREPARATA PER IL FESTIVAL DEL CINEMA

Ogni festival è un universo a sé. Chi lo guarda da fuori vede luci, tappeti rossi, volti noti, ma chi lavora dietro le quinte – tra questi, l’interprete – conosce l’intensità e la complessità che si nasconde dietro ogni intervento ben riuscito.

Prepararsi a interpretare in un festival del cinema non è solo questione di studiare le lingue o ripassare la terminologia. È un lavoro che richiede occhi attenti, orecchie allenate e un cuore aperto per poter restituire fedelmente non solo le parole e il significato profondo che le accompagna, ma anche l'espressività di chi le pronuncia.

In questo articolo ti porto con me “dietro le quinte” e ti racconto come mi sono preparata per uno degli eventi più impegnativi – e stimolanti – del mio lavoro: interpretare durante un festival del cinema.

LA PREPARAZIONE INIZIA MOLTO PRIMA DEL FESTIVAL

Anche quando si riceve l’incarico con largo anticipo, non si ha mai la certezza assoluta di quali film o talent saranno effettivamente presenti fino all’ultimo momento. Cambi di programma, aggiunte dell’ultimo minuto modifiche alla programmazione sono all’ordine del giorno.

Ecco perché non appena ho ricevuto la conferma ufficiale ho richiesto:

  1. l’elenco (quasi definitivo) dei film per i quali sarebbe stata necessaria la mia presenza,
  2. la coppia di lingue richiesta,
  3. i nomi dei talent presenti: registi, attori, produttori, direttori della fotografia, e così via.

GUARDARE IL FILM... CON OCCHI DIVERSI

Ho chiesto di poter vedere in anticipo i film. Questo passaggio è fondamentale perché interpretare durante una sessione di Q&A senza aver visto il film espone a numerosi rischi: lo spettatore fa riferimento a una scena (“Quando il protagonista entra nella stanza...”), ma se non la si è vista, ci si trova a interpretare… al buio. 

Quando ricevo il film:

  1. lo guardo con approccio analitico, non passivo. Prendo appunti su:
    • lessico ricorrente
    • scene chiave
    • elementi visivi e simbolici
    • nomi dei personaggi
  2. mi segno ogni parola che non conosco, ogni dubbio che sorge, ogni riferimento che potrebbe tornare utile
  3. creo un glossario specifico per ogni film, dove inserisco non solo termini tecnici, ma anche parole legate al campo semantico della storia: se il film parla di Shakespeare, animali esotici o calcio, devo prepararmi su quel lessico.

PRIMA ANCORA DI GUARDARLO, MI DOCUMENTO

Prima di premere play, faccio qualche ricerca:

  1. leggo interviste al regista e agli attori, se possibile in entrambe le lingue coinvolte
  2. cerco recensioni, articoli e sinossi
  3. analizzo la filmografia del regista e verifico se il film è collegato a opere precedenti
  4. studio anche la biografia dei talent, perché spesso la loro visione nasce da esperienze personali o collaborazioni significative.

GLOSSARI, APPUNTI E SIMBOLI: LA MIA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Una parte fondamentale della preparazione riguarda la terminologia e la tecnica di interpretazione:

  1. creo e aggiorno due glossari:
    • uno specifico per ogni film, con terminologia e riferimenti precisi
    • uno generale, dedicato al linguaggio tecnico del cinema (regia, fotografia, montaggio, sound design, ecc.)
  2. elaboro abbreviazioni e simboli personalizzati per prendere appunti in modo rapido ed efficace durante la consecutiva. A volte creo anche simboli ad hoc per un solo film.

LA TECNOLOGIA È UNA RISORSA, SE USATA CON INTELLIGENZA

Negli ultimi tempi, ho integrato ChatGPT nella mia preparazione. Creo una chat dedicata per ciascun film e chiedo:

  1. dettagli tecnici (formato pellicola, stile di ripresa, movimento di camera, suono, ecc.)
  2. la filmografia del regista e degli attori
  3. i temi ricorrenti
  4. glossari contestualizzati con sinonimi, esempi d’uso e sfumature culturali.

Mi è utile per approfondire in poco tempo argomenti che richiederebbero ore di ricerche manuali, senza però sostituire il lavoro critico e personale che sta alla base di ogni buona interpretazione.

DALL'ANALISI ALLA PRATICA: ESERCITARSI È FONDAMENTALE

Una volta raccolto il materiale:

  1. riguardo le interviste video trovate in fase di ricerca e mi alleno in interpretazione consecutiva, da e verso la lingua straniera
  2. faccio traduzione a vista di articoli scritti.
  3. simulo situazioni reali, per allenare la fluidità, la precisione terminologica e la gestione dell’imprevisto.

INTERPRETARE ARTISTI È UN ESERCIZIO DI EMPATIA

Dare voce ai talent è una sfida davvero affascinante.

Molti parlano in flussi di coscienza, si lasciano andare ai ricordi, alle emozioni vissute sul set, ai riferimenti culturali che li hanno ispirati.

Per questo motivo, non basta conoscere la lingua: bisogna riuscire a sentire quello che vogliono comunicare, cogliere i silenzi, i sorrisi, i cambi di tono. Serve empatia, ascolto e sensibilità.

Tradurre un attore o un regista non è solo un esercizio linguistico: è un vero e proprio “atto interpretativo”. Anche noi, in fondo, siamo interpreti. Ed è così che io, con discrezione e rispetto, divento il ponte tra la loro visione e i beniamini che li ascoltano.

IN SINTESI: PREPARARSI SIGNIFICA ESSERE PRESENTI PRIMA ANCORA DI SALIRE SUL PALCO 

Interpretare in un festival del cinema non si improvvisa.

Serve tempo, metodo, attenzione ai dettagli. Ma soprattutto, sapersi mettere al servizio di un racconto.

Ogni volta che salgo sul palco con il microfono o mi siedo accanto a un talent per una round table o una conferenza stampa, sento il privilegio di partecipare – seppur indirettamente – a una narrazione collettiva che prende vita.

E tutto questo… comincia molto prima dell’apertura delle porte del cinema.

Hai un film da presentare in un festival e vuoi che il tuo messaggio arrivi forte e chiaro anche a un pubblico internazionale? Scrivimi e ti aiuterò a raccontarlo con la stessa cura con cui tu lo hai realizzato. Mentre aspetti la mia risposta, puoi scoprire di più sul mio servizio di interpretariato per il cinema, cliccando qui.

RACCONTIAMO I TUOI FILM

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