
Il matrimonio è uno di quei momenti che — che tu sia lo sposo, la sposa, o un invitato — restano impressi per sempre: negli occhi, nel cuore, nella memoria.
Quando due persone decidono di sposarsi e, per di più, di farlo in un Paese straniero, quel giorno è un grande evento. Oltre all’amore, però, c’è di mezzo anche un piccolo salto nel buio; soprattutto se il sogno degli sposi è quello di venire a pronunciare il proprio “sì” in Italia — o se entrambi vivono in Italia ma uno dei due non è cittadino italiano, non comprende bene la lingua e, per legge, ha bisogno di un interprete. Serve qualcuno che illumini la loro strada.
Nell’ultimo anno ho accompagnato una coppia nel giorno delle loro nozze — ma anche nei mesi che le hanno precedute — e ho interpretariato per loro e i loro invitati durante la cerimonia. Ecco cosa ho imparato.
1. GLI SPOSI STRANIERI, SPESSO, NAVIGANO NEL BUIO
Molti sposi stranieri che scelgono di sposarsi in Italia non sanno da dove cominciare. Si affidano a Internet, inviano email a uffici comunali (quali, esattamente? Saranno quelli giusti? Nessuno glielo dice), aspettano risposte che arrivano frammentate… o non arrivano affatto. Intanto il tempo scorre, la data si avvicina, i voli sono già stati prenotati — forse troppo in anticipo — e loro si sentono soli, disorientati.
E poi c’è anche la questione della traduzione dei documenti: sono validi? Andranno bene così come sono? Devono essere legalizzati? Spesso, la risposta a queste domande è… un grande punto interrogativo.
Ed è qui che entro in gioco io: come interprete, ma anche come guida linguistica e pratica. Qualcuno di cui fidarsi. Qualcuno che sappia indicare loro la strada giusta.
2. SE NON HANNO UNA WEDDING PLANNER, SONO IO LA LORO BUSSOLA
Quando una coppia non si affida a una wedding planner, divento io il loro punto di riferimento. Mi scrivono, mi chiamano, mi chiedono consiglio anche per aspetti che vanno oltre il mio ruolo… e lo fanno perché si fidano.
Se io sono tranquilla, lo sono anche loro.
Se la coppia sceglie di sposarsi in una città come Roma dove gli uffici sono affollati e cambiano orari e modalità di attenzione al pubblico da un giorno all’altro, è fondamentale arrivare preparati, sia io che gli sposi. Faccio un double check delle informazioni, mi assicuro di essere nel posto giusto all’ora giusta e con i documenti giusti — anche se a volte significa “rincorrere” i funzionari a colpi di email e, ahimè, correggere anche qualche errore. Perché fidarsi è bene, ma avere il controllo di ogni cosa è meglio.
3. SE DEVO FARE UNA GRANDE TRAVERSATA, PRENOTO UN HOTEL
Lavorare come interprete a un matrimonio non significa “arrivare, tradurre e andare via”. È una presenza attiva, elegante, discreta… invisibile ma visibile. In fin dei conti, sono lì, di fronte a tutti. E anche io devo essere lucida mentalmente, in ordine e pronta a ogni evenienza.
Se la cerimonia si svolge lontano dalla mia città, specialmente nel pomeriggio, prendo in considerazione l’idea di arrivare con largo anticipo per arrivare più riposata, meno stressata e per mettere in atto un piano B qualora andasse storto qualcosa durante il viaggio. Prenoto una stanza in hotel, porto con me il cambio e mi concedo il tempo di prepararmi con calma. Gli sposi lo apprezzeranno e io affronterò la giornata con la tranquillità che merito.
4. OGNI MATRIMONIO È UNICO
Non esiste un matrimonio uguale a un altro. Ogni cerimonia e festa di matrimonio è unica nel suo genere: ha un ritmo diverso, una scaletta propria, un’energia che la distingue. Alcuni sposi scelgono la musica per l’ingresso, altri si affidano alla playlist del comune il giorno stesso del rito. A volte i testimoni vogliono fare un discorso, a volte no. Ci sono matrimoni dove tutto è perfettamente organizzato, altri dove l’improvvisazione regna sovrana.
Ho imparato a non dare nulla per scontato. A chiedere, a verificare, ad allinearmi con la coppia e con l’atmosfera che desiderano creare. A raccogliere tutte queste informazioni con largo anticipo. Perché ogni matrimonio è irripetibile e merita tutta la mia attenzione.
5. QUANDO CI METTI IL CUORE, SONO TUTTI PIÙ FELICI
Anche i dettagli più piccoli fanno la differenza: la posizione in cui mi metto durante il rito, il tono di voce con cui traduco una promessa, l’accortezza con cui mi vesto. A volte basta poco per far sì che tutto sia perfetto e fare bella figura, ma bisogna averle queste accortezze.
Io non sono lì solo per “tradurre quello che viene detto”: sono lì anche per trasmettere le emozioni degli sposi, dei testimoni e degli invitati. Per far sì che tutti si sentano parte dello stesso momento, come se non ci fossero barriere linguistiche.
Quando tutto fila liscio, quando la comunicazione è fluida e carica di emozione, gli sposi si rilassano, gli invitati sorridono e tutti possono sentirsi partecipi di questo grande giorno.
E io — invisibile ma presente — ho contribuito a tutta questa magia. E se nel tradurre le promesse degli sposi — e nel riflettere le loro emozioni — mi sono anche emozionata, non è assolutamente un problema! Avrò saputo coinvolgere ancora di più.
Vuoi accompagnare anche tu gli sposi stranieri nel loro giorno più importante ma sei tu la prima a sentirti persa nel mare di burocrazia e cose da sapere per gestire al meglio un incarico di questo tipo? Hai già ricevuto una o più richieste ma sei stata costretta a rifiutarle — o sei sul punto di farlo — perché non ti sentivi pronta?
Per ora sto lavorando dietro le quinte a una consulenza personalizzata: non appena sarà pronta, sarai la prima a saperlo. Puoi seguirmi sui miei canali per restare aggiornata!